Denuncia, querela, esposto e ammonimento
quali sono le differenze
Quando si subiscono violenze, minacce, molestie o comportamenti persecutori, può essere difficile capire a quale strumento rivolgersi.
Denuncia, querela, esposto e ammonimento
non sono equivalenti: hanno
funzioni,
conseguenze e
modalità differenti. La scelta deve essere valutata in base
ai fatti e al livello di rischio, preferibilmente con il supporto di professioniste specializzate.
La denuncia
La denuncia è l’atto con cui si porta a conoscenza dell’autorità un fatto che potrebbe costituire un reato perseguibile d’ufficio.
In questi casi il procedimento può iniziare indipendentemente dalla volontà della persona offesa e, una volta avviato, non può essere ritirato.
La denuncia può essere presentata oralmente o per iscritto presso:
- Polizia di Stato;
- Carabinieri;
- Procura della Repubblica.
Chi la presenta ha
diritto a ricevere un’attestazione dell’avvenuta ricezione.
La querela
La querela riguarda i reati per i quali l’autorità può procedere soltanto quando la persona offesa manifesta espressamente la volontà che il responsabile venga perseguito.
Deve contenere una descrizione chiara dei fatti e la richiesta di procedere nei confronti dell’autore.
Può essere presentata oralmente o per iscritto presso le Forze dell’Ordine o la Procura della Repubblica.
Per molti reati il termine ordinario è di tre mesi dalla conoscenza del fatto, mentre per alcune fattispecie, tra cui gli atti persecutori, sono previsti termini differenti. È quindi importante verificare tempestivamente il proprio caso con un legale o con le operatrici del Centro Antiviolenza.
In alcuni casi la querela
può essere rimessa, cioè ritirata, mentre per determinati reati o modalità particolarmente gravi può essere
irrevocabile o sottoposta a regole specifiche.
L’esposto
L’esposto è una segnalazione con cui si chiede all’Autorità di Pubblica Sicurezza di intervenire rispetto a una situazione di conflitto o a fatti che destano preoccupazione.
L’autorità valuta quanto riferito e può tentare una composizione del dissidio. Se, però, emergono reati perseguibili d’ufficio, è tenuta a informare l’Autorità giudiziaria.
L’esposto non deve essere considerato un’alternativa sempre adatta nei casi di violenza. Quando sono presenti
minacce,
maltrattamenti o un
rischio per la sicurezza, è necessario valutare strumenti di protezione più adeguati.
L’ammonimento del Questore
Ricevuta l’istanza, il Questore valuta i fatti e può acquisire informazioni dalle Forze dell’Ordine o ascoltare le persone informate.
Se ritiene la richiesta fondata, ammonisce oralmente la persona interessata, invitandola a interrompere i comportamenti e a mantenere una condotta conforme alla legge.
Dell’ammonimento viene redatto un
verbale, consegnato sia alla persona che lo ha richiesto sia a quella ammonita. Il Questore adotta inoltre i
provvedimenti previsti in materia di armi e munizioni.
Quale strumento scegliere?
Non esiste una soluzione valida per tutte le situazioni.
La scelta dipende da diversi elementi:
- tipo e gravità dei comportamenti;
- eventuale ripetizione degli episodi;
- presenza di minacce o aggressioni;
- relazione con l’autore;
- rischio per la donna e per eventuali figli;
- procedibilità del reato;
- eventuale querela già presentata.
Raccontare i fatti alle Forze dell’Ordine può inoltre far emergere reati perseguibili d’ufficio, per i quali il procedimento deve essere avviato anche senza una richiesta della persona offesa.
Per questo è importante ricevere informazioni corrette prima di decidere come agire.
Come prepararsi
Può essere utile ricostruire gli episodi in ordine cronologico e conservare, quando è possibile farlo in sicurezza:
- messaggi, e-mail e registri delle chiamate;
- fotografie e registrazioni;
- referti e certificati medici;
- nominativi di eventuali testimoni;
- documenti relativi a precedenti interventi;
- immagini di danneggiamenti o lesioni.
La mancanza di documenti non impedisce di chiedere aiuto. È comunque importante raccontare i fatti con la maggiore precisione possibile.
Fatti accompagnare
Il Centro Antiviolenza Fammi Rinascere può aiutarti a comprendere le differenze tra gli strumenti disponibili, ricostruire quanto accaduto e valutare insieme il percorso più adeguato.
Le professioniste del Centro offrono
ascolto,
sostegno psicologico,
assistenza sociale
e
informazioni legali nel rispetto della riservatezza, delle decisioni e dei tempi della donna.
Chiama gratuitamente il Centro Antiviolenza Fammi Rinascere al numero 800.76.80.74.
Per presentare denunce, querele o esposti è possibile rivolgersi al più vicino ufficio della Polizia di Stato o Comando dei Carabinieri. In una situazione di pericolo immediato, chiama il 112.
Puoi inoltre contattare il numero nazionale antiviolenza e stalking
1522, gratuito e attivo 24 ore su 24.

